Coltivare la gratitudine: un piccolo seme di felicità per noi e per i nostri bambini

 

Coltivare la gratitudine: un piccolo seme di felicità per noi e per i nostri bambini

Un momento semplice: un bambino che dice “grazie” senza che nessuno glielo ricordi.

È nei gesti spontanei che si scopre la magia della gratitudine: un’emozione che può diventare abitudine quando iniziamo a riconoscere ciò che di buono riceviamo dagli altri e decidiamo di praticarla ogni giorno attraverso piccoli gesti e riflessioni.

Un’emozione che, quindi, prima ancora di essere insegnata, va coltivata dentro di noi.

Da qui nasce L’alfabeto della gratitudine, un libro illustrato che ci aiuta, pagina dopo pagina, a riscoprire tutte le cose buone di cui essere grati, soprattutto a Natale. Un albo destinato non solo ai più piccoli, ma anche a noi adulti, che a volte abbiamo bisogno di rallentare e guardare le cose belle con occhi nuovi.

Perché la gratitudine è un superpotere (anche per noi adulti)

La gratitudine è un piccolo seme capace di trasformare l’umore, le relazioni e perfino la salute. Coltivare la gratitudine ci rende più calmi, più empatici, più resilienti. È come avere una piccola bussola interna che ci riporta verso ciò che conta davvero.

Diversi studi lo confermano: chi pratica regolarmente la gratitudine dorme meglio, riduce lo stress e sperimenta una maggiore felicità quotidiana. Ecco perché chiedersi come si coltiva la gratitudine non è solo una curiosità, ma un gesto di cura verso sé stessi.

Sentirsi grati non ci rende perfetti, ma più consapevoli. Più presenti. Più capaci di meravigliarci.

 Come nasce la gratitudine nei bambini

I bambini non imparano la gratitudine da una lezione, ma da ciò che vedono e sentono ogni giorno. Prima di dire “grazie” con la voce, lo dicono con gli occhi. Con una corsa improvvisa verso di noi per un abbraccio, con un disegno fatto a sorpresa, con un pezzetto di biscotto lasciata apposta per la mamma.

Insegnare la gratitudine ai bambini significa mostrare cosa si prova quando si apprezza qualcosa. Ogni piccolo gesto è un seme:

Dire “grazie” a voce alta quando riceviamo qualcosa.

Nominare un momento bello della giornata mentre apparecchiamo la tavola.

Ringraziare per un aiuto, anche se minimo: “Mi hai aiutata ad aprire la porta, grazie!”.

La gratitudine nasce così: per imitazione, non per obbligo.

 Come manifestare gratitudine nella vita di tutti i giorni

Noi genitori viviamo giornate così piene da lasciare perfino che il caffè si raffreddi nella tazzina… e a volte ci sfugge persino di dire “grazie”. Non per mancanza di amore, ma per mancanza di spazio mentale.

E allora, come manifestare gratitudine quando tutto intorno a noi sembra correre? Con gesti piccoli, semplici, sostenibili:

Scrivere ogni sera tre cose belle, anche apparentemente insignificanti: “Oggi ho respirato all’aria aperta”; “Ho riso con mio figlio”; “Ho steso il bucato”.

Ringraziare noi stessi per qualcosa che abbiamo fatto, anche se in modo imperfetto. Perché sì, esiste l’auto-gratitudine.

Dire “grazie” senza fretta, guardando negli occhi, come se quel momento valesse qualche secondo in più (e in realtà lo vale).

La gratitudine non richiede tempo. Richiede presenza.

Un libro che ci accompagna: L’alfabeto della gratitudine

L’alfabeto della gratitudine non è un semplice titolo educativo: è un’esperienza poetica e visiva.

Un viaggio dalla A alla Z, dove ogni pagina ci dà lo spunto per riflettere su qualcosa di cui essere grati.

È pensato per i più piccoli, ma anche per i noi grandi, perché riesce a parlare a tutte le età. Grazie alle illustrazioni delicate e alle frasi tenere, ci ricorda che la gratitudine è un modo di guardare il mondo.

“La gratitudine è dire ‘grazie’ con sincerità, scoprire la gioia nella semplicità”.

Scopri L’alfabeto della gratitudine, un libro da leggere insieme, o da regalarsi nei momenti in cui serve ricordare l’amore che ci circonda.

 Non si è mai troppo grandi per dire grazie

La gratitudine non divide adulti e bambini: ci unisce. È un linguaggio senza età, una piccola luce quotidiana che ci fa sentire più vicini, più sereni, più attenti al bello.

Perché un “grazie” non si insegna con le parole, ma si respira, si coltiva, e, giorno dopo giorno, cresce con noi.

 
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